Prendersi cura del futuro del nostro pianeta è prendersi cura dell’acqua: siamo “Chlorate Free”

I residui di clorati e perclorati nei prodotti alimentari sono diventati tema fondamentale per le aziende del settore dato che, a partire dall’estate del 2020, sono stati resi ufficialmente applicabili i limiti di legge comunitari

Già nel 2005, con il regolamento (ce) n. 396/2005 del parlamento europeo erano stati stabiliti i livelli massimi di residui di antiparassitari nei o sui prodotti alimentari e mangimi di origine vegetale e animale. Nel 2017, al fine di abbassarne i livelli e ridurre l’esposizione, gli Stati membri avevano approvato un piano d’azione multidisciplinare che include misure sull’acqua potabile, l’igiene, e la fissazione di livelli massimi di residui provvisori per alimenti e mangimi.  In tale regolamento viene applicato, ove non siano definiti livelli massimi di residui (LMR) specifici, un limite “di default” di 0,01 ppm 

Secondo  l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare i clorati possono rappresentare un pericolo per la salute umana perché potrebbero interferire col metabolismo dello iodio e limitare gli scambi di ossigeno nel sangue. 

Nel caso del clorato, per il quale i residui non derivano dall’impiego di pesticidi, bensì dall’impiego di soluzioni a base di cloro nella trasformazione alimentare e nel trattamento dell’acqua potabile, è opportuno fissare dei livelli massimi a un tenore che sia “tanto basso quanto ragionevolmente ottenibile”, attenendosi alle buone prassi di fabbricazione e garantendo corrette prassi igieniche. Questo garantisce che gli operatori del settore alimentare applichino misure per prevenire e ridurre il più possibile i livelli di clorato negli alimenti al fine di tutelare la salute pubblica. 

L’acqua potabile contiene un quantitativo, ammesso dalla legge, di ipoclorito o di biossido di cloro. L’ipoclorito e il biossido di cloro generano spontaneamente una naturale quantità di clorati. I Clorati,  identificati e studiati da più di 50 anni, sono chiamati dalla Organizzazione Mondiale della Sanità DBP, Disinfection By-products, e sono accettati dalla comunità internazionale come sottoprodotto comune. Il Clorato di Sodio, o NaClO3, è un sale ancora ampiamente usato in agricoltura, come disseccante. Per questo motivo l’Unione Europea, pur vietandone l’utilizzo in campo, ha fatto in modo di ridurne il suo utilizzo concedendo, nei prodotti agroalimentari, una quantità minimale dello stesso.    

Qualsiasi attività successiva alla raccolta, che prevede la cottura in acqua potabile, incrementa inevitabilmente il livello di Clorati. Aumento non direttamente ascrivibile alla sua presenza sulla materia prima, ma alla sua presenza nelle acque potabili della rete. I clorati possono essere quindi presenti ovunque.  L’esposizione continua ai perclorati diventa un fattore da non trascurare per la salute della popolazione. 

Come è noto, Naturis cuoce tutte le sue materie prime in acqua potabile ma, grazie ad un intenso lavoro di ricerca, è riuscita ad eliminare del tutto la presenza di Cloro nell’acqua rendendo i prodotti realizzati più salubri e privi del contaminante.    

Possiamo quindi garantire ai nostri clienti che tutti i nostri prodotti, sia biologici che convenzionali, possono su richiesta essere forniti e certificati come “chlorate free” per un ancora più alto livello di sicurezza alimentare. 

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